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LINGUA LETTONE
Il lettone è, assieme al lituano, una lingua appartamente al ramo baltico della famiglia indoeuropea. Lingua nazionale della Repubblica di Lettonia, è parlato da circa due milioni di persone.
La morfologia è semplificata rispetto a quella del lituano: mancano neutro e duale, i casi della declinazione si riducono in sostanza a cinque; vi è ancora una ricca coniugazione, ma parecchi tempi sono rappresentati da un'unica forma invariabile. Il lessico è analogo, ma non identico, a quello lituano e le radici non sempre coincidono.
Dialetti
Mappa della distribuzione geografica dei dialetti lettoniCi sono tre dialetti principali di lettone: il dialetto livone, il latgolico ed il dialetto centrale. Il dialetto livone si divide nella varietà di Vidzeme e quella della Curlandia (chiamata anche tāmnieku o ventiņu). Il dialetto centrale, la base del lettone standard, si divide nella varietà di Vidzeme, la varietà curone, e la varietà semigallica. Si noti: I dialetti lettoni non devono essere confusi con le lingue omonime.
Dialetto livone
Il dialetto livone del lettone è stato influenzato dal substrato della lingua livone più del lettone di altre regioni della Lettonia. Ci sono due intonazioni in questo dialetto. In Curlandia le vocali corte finali generalmente cadono, mentre le vocali finali lunghe vengono accorciate. In tutti i generi e numeri viene usata solo una forma del verbo. I nomi propri di entrambi i generi sono derivati con delle desinenze -els, -ans. Nei prefissi ie cambia in e. A causa dell'emigrazione e dell'introduzione della lingua standardizzata, questo dialetto ha subito un netto declino. Nacque dai livoni che abitavano questa zona, che cominciarono a parlare lettone e assimilarono la grammatica livone al lettone.
Dialetto centrale
La varietà Vidzeme e quella semigallica sono più vicine l'una all'altra in rapporto alla varietà curona, che è più arcaica delle altre due. Ci sono tre intonazioni nel dialetto centrale. Nella varietà semigallica ŗ viene ancora usato.
Letteratura
Nonostante il ricco materiale popolare (ballate, canzoni, proverbi), risalga in certi casi a una remota antichità, la letteratura lettone è piuttosto recente come quella estone. La prima pubblicazione, un catechismo, è del 1585. Ma non si può parlare di vera e propria letteratura fino alla seconda metà del '700, allorché i due Stenders, padre e figlio, utilizzarono il lettone per la poesia e il teatro. Il loro esempio fu seguito da altri autori, al cui fervore si oppose la censura zarista. Tra il 1860 e il 1890, col sorgere della coscienza nazionale, esplose il movimento letterario. Fu in questo periodo che Andrej Pumpurs diede alla Lettonia il suo poema epico nazionale, il Lāčplēsis.
Lessico fondamentale
Uomo - Vīrietis
Donna - Sieviete
Padre - Tēvs
Madre - Māte (parentela con Mater in latino evidente)
Cielo - Debesis
Terra - Zeme
Sole - Saule
Luna - Mēness
Acqua - Ūdens
Albero - Koks
Alfabeto
L'ortografia lettone non ha una sua precisa fisionomia fino a tutto il XIX secolo, in quanto si preferisce utilizzare i sistemi ortografici tedeschi e polacchi per rendere i suoni della piccola lingua baltica. Il moderno alfabeto nasce, in sostituzione dei caratteri gotici in uso da secoli, soltanto con l'indipendenza della Lettonia, nel 1921. Una seconda e definitiva riforma ortografica viene fatta solo a metà degli anni '30 da J. Endzelins e K. Mühlenbach.
Il moderno alfabeto lettone è mirabilmente preciso. Sua caratteristica principale è una ricca serie di consonanti palatilizzate, segnate con una virgola (o una cediglia) sotto il corpo della lettera. Altra particolarità, è la distinzione tra vocali brevi e lunghe, queste ultime contraddistinte da un macron.
Consonanti
Il consonantismo lettone non diverge molto da quello slavo. Ci sono innanzitutto, comuni alla maggior parte delle lingue slave e baltiche, le tre lettere č š ž, le quali, contrassegnate dall'accento dolce, equivalgono rispettivamente ai gruppi c(i) e sc(i) dell'italiano e alla j francese. Naturalmente, c senza diacritici è una z aspra [ts].
Caratteristiche del lettone sono le cinque consonanti palatilizzate ģ ķ ļ ņ ŗ, segnate nella grafia con una virgola o una cedilla posta sotto il corpo della lettera (o sopra, per motivi tipografici, nel caso della ģ minuscola). Si pronunciano come le equivalenti g k l n r, ma seguite nella pronuncia da una subitanea [j] semiconsonante. In particolare, ģ e ķ si leggono come le iniziali delle parole italiane "chiesa" e "ghiaia", ma se possibile ancora più schiacciate; ļ è equivalente alla gl(i) italiana; ņ alla gn italiana; infine ŗ, ormai caduta in disuso, era un suono simile alla r(i) italiana della parola "aria", ma più schiacciata ancora.
Accento
L'accento in lettone cade sempre sulla prima sillaba.