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LINGUA ITALIANA

L'italiano è una lingua appartenente al gruppo delle lingue romanze della famiglia delle lingue indoeuropee. Esiste un gran numero di dialetti neo-romanzi.

L'italiano moderno è, come tutte le lingue nazionali, un dialetto che è riuscito a far carriera; a imporsi cioè come lingua ufficiale di una regione molto più vasta di quella originaria. In questo caso fu il dialetto fiorentino, parlato a Firenze, a prevalere, non tanto per ragioni politiche - come spesso capitava - ma per il prestigio culturale di cui era portatore. Il toscano, e il fiorentino in particolare, era in effetti la lingua nella quale scrissero Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Boccaccio, considerati i tre massimi scrittori italiani. Naturalmente era anche la lingua della città di Firenze, stimata per la sua prosperità culturale lungo i secoli e per la sua splendida architettura.

Influenze linguistiche

Prima dell'avvento dell'Impero romano, è l'etrusco a essere parlato in Toscana e nel Lazio settentrionale ("Tuscia"). Se la lingua etrusca è stata cancellata nel corso di qualche secolo dall'avvento del latino, dopo la conquista romana, la sua influenza può esser rimasta nel sostrato del toscano, ma la questione è ampiamente dibattuta. Il latino volgare divenne ben presto la lingua parlata in Italia e in gran parte d'Europa. Data la durata e la qualità della dominazione romana sul Continente, è facile capire perché il latino sia la base di moltissime lingue europee. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, nel 476, la Toscana vide arrivare gli Ostrogoti e i Longobardi (secoli V e VI), popolazioni provenienti dal nord e dall'est dell'Europa. Esse influenzarono la lingua della regione solo nel lessico, le altre caratteristiche restarono più o meno immutate. Il toscano resta una delle parlate romanze più conservative e vicine al latino.

Dialetti

I numerosi dialetti italo-romanzi possono essere classificati in base alle loro comuni origine linguistiche. Provengono tutti dal latino, ma i sostrati delle lingue precedenti alla conquista romana e soprattutto i superstrati dovuti ai contatti con vari popoli hanno differenziato da regione a regione lo sviluppo di ogni parlata locale. Recentemente si tende a isolare i dialetti settentrionali (romanzi occidentali) da quelli centro-meridionali ("romanzi orientali"): la distinzione viene amplificata soprattutto per motivi politici, supponendo un'origine "celtica" dei dialetti settentrionali. A queste dichiarazioni bisogna rispondere così: che il sostrato celtico (ammesso che sia esistito) può aver influito sui dialetti "gallo-italici", non certo sul veneto; che i dialetti settentrionali (anche quelli cosiddetti "gallo-italici") sono pienamente romanzi e non celtici; che i dialetti settentrionali condividono molte caratteristiche morfologiche con i dialetti del resto d'Italia (come i plurali non sigmatici); che soltanto fonologicamente si può parlare di "romanzo occidentale", ma la caduta delle vocali atone non avviene solo al nord ma anche in molte parti del sud specialmente in Campania, Molise e Puglia. Il tratto più caratteristico è la lenizione, una caratteristica tipicamente romanza-occidentale. Un tipo di lenizione si è comunque recentemente sviluppato anche al sud, sia pur con caratteristiche diverse e in Toscana (attestata dal XVI secolo) con modalità particolarissime che le hanno fruttato il nome di "gorgia".

Dialetti settentrionali (romanzo occidentale con elementi di transizione verso il romanzo orientale)
Gallo-italico:
piemontese (Torino)
lombardo orientale (Bergamo, Brescia)
lombardo occidentale (Milano, Insubria, Lodi, Valtellina, Novara e Canton Ticino)
genovese o ligure (Genova)
emiliano e romagnolo (Bologna, Parma)
veneto (Venezia, Padova, Verona, Trento, Trieste e Venezia Giulia)
istrioto
Dialetti centro-meridionali (romanzo orientale)
Dialetti toscani
toscano (Firenze, Siena, Pisa, Lucca, Arezzo)
corso cismontano (Corsica)
Centro :
viterbese-romanesco (Roma)
umbro
marchigiano(centrale) (Marche)
cicolano-reatino-aquilano
Sud:
abruzzese (Pescara)
campano (Napoli)
lucano
pugliese- Salento escluso (Bari)
Estremo sud:
salentino (Lecce)
calabrese (Reggio Calabria)
siciliano (Palermo)
(Nota: il pantesco, dialetto siciliano di Pantelleria, ha forti influssi arabi)

I dialetti della Sardegna (gallurese, sassarese, logudorese e campidanese, a cui va aggiunto il corso oltremontano) e gli idiomi retoromanzi (romancio, ladino, friulano) non possono a rigore essere considerati dialetti "italiani", anche se qualche linguista ritiene che quest'ultimi siano i residui di una "latinità occidentale" che in passato comprendeva tutta la pianura padana, formando così un diasistema che andava dall'Istria fino alla Spagna (Alicante), lasciando probabilmente fuori il veneto, l'idioma romanzo occidentale più simile al romanzo orientale, sia per la fonotassi che perla morfologia e anche il lessico.

Presenza nel mondo

L'italiano è unica lingua ufficiale in Italia e San Marino. Nella Città del Vaticano è usata correntemente anche se la lingua ufficiale della Santa Sede è il latino. È una lingua ufficiale (insieme allo sloveno) in qualche comune costiero della Slovenia e in Istria (Croazia) accanto al croato. È anche una delle lingue ufficiali in Svizzera (10% dei parlanti) - e precisamente nel Canton Ticino e nei Grigioni- insieme a Tedesco (63%), Francese (25%) e Romancio.
L'italiano è però diffusissimo a Malta, dove molti lo parlano e più o meno tutti lo capiscono (il presidente maltese in carica dal 1999 si chiama Guido de Marco), nelle zone costiere della Dalmazia (Croazia) e in Albania. Buona diffusione ha anche nelle ex-colonie italiane in Africa: Libia (dove è lingua di lavoro, insieme all'inglese), Eritrea, Etiopia e Somalia (in quest'ultimo Paese è stata lingua ufficiale fino al 1963 e usata nell'insegnamento universitario fino al 1991, allo scoppio della guerra civile). In altre nazioni, a causa della forte e prolungata emigrazione italiana nel mondo, abbiamo importanti comunità italiane (Stati Uniti, Sud America, Australia, Canada, Francia, Germania e Belgio soprattutto), che oggi cercano di recuperare e tramandare a figli e nipoti la loro cultura e lingua d'origine.
Notiamo infine come la lingua italiana, pur classificandosi solo al 19° posto tra le lingue più parlate al mondo (70 milioni di parlanti circa), è la terza più studiata come lingua straniera, dopo inglese e francese e prima di tedesco e spagnolo. Questo grazie al fascino che l'Italia ha nel mondo e all'opera preziosa degli Istituti italiani di cultura. Considerando coloro che lo parlano come seconda lingua, il numero sale a 120 milioni.

Alfabeto

L'italiano utilizza 21 lettere dell'alfabeto latino. In effetti k, j, w, x, y esistono solo in latinismi, grecismi o comunque parole d'origine straniera. Esistono accenti grafici sulle vocali: in particolare quello acuto (´) solo sulla e (raramente sulla o e sulla a; una grafia ricercata li esigerebbe anche su i e u dal momento che sono sempre "vocali chiuse") e quello grave (`) su tutte le altre. L'accento circonflesso (^) serve per indicare la contrazione di due vocali, in particolare due /i/. L'accento grafico è obbligatorio sulle parole tronche (o ossitone o meglio ancora "ultimali"), che hanno cioè l'accento sull'ultima sillaba e finiscono per vocale. Altrove l'accento grafico è facoltativo ma utile per distinguere alcuni omofoni.

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